Pizza napoletana: il marketing è servito

Sono negli USA, precisamente nello stato della Georgia. La città si chiama Augusta, è piccola rispetto alle sua vicina Atlanta, infatti non arriva a duecentomila abitanti.

Nei momenti di relax dal lavoro in pizzeria, la sera guardo un po’ la tv. Un giorno mi sono soffermato sulla pubblicità dell’American Express. In una inquadratura si evidenzia un forno a cupola acceso con una margherita all’interno e un pizzaiolo che lavora dietro al banco.

Il potere di comunicare della pizza napoletana è globale ma esiste un vero e proprio marketing su questo prodotto. La scienza internazionale ha sancito con studi approfonditi che le immagini di cibo ci rendono soddisfatti, perché il nostro cervello ha elaborato un desiderio inconscio e quindi ha percepito un eventuale ed intenso piacere.

Questo fenomeno si chiama Visual Marketing: ci vogliono pochi secondi in un video per catturare l’attenzione degli utenti. Per questo immagini di cibo piene di colori e di dettagli generano stupore e attenzione.

Ma perché proprio la pizza? Ho fatto una ricerca sul web dei cibi più cliccati.

La pizza risulta la prima parola; poi seguono hamburger, sushi, pasta, etc… Ma mi chiedo perché proprio il nostro prodotto partenopeo?

Pensiamo alla classica margherita: ha colori molto attrattivi, si prepara in pochi secondi ed quindi adatta alle piattaforme sociali che funzionano esclusivamente su video brevissimi e foto colorate.

Insomma, che ci si trovi a Napoli o in una piccola città della Georgia davanti alla TV, il potere di questo piatto resta immutato. La pizza unisce la tradizione artigianale alla modernità frenetica dei nostri smartphone, dimostrando che l’eccellenza partenopea non ha solo conquistato il palato del mondo, ma ha anche dettato le regole del marketing del futuro.

Enzo Coccia