alice-waters-enzo-coccia

Cambiare si può: a dimostrarlo è Alice Waters

di Lina Malafronte
C’è chi dai cambiamenti è spaventato, chi non crede siano possibili, chi, invece, li rimanda con le tipiche espressioni “da domani” e “prima o poi lo farò”. Eppure cambiare si può. Ce lo ha dimostrato Alice Louise Waters, colei che ha trasformato il modo di mangiare e di pensare al cibo degli americani, indirizzandoli verso alimenti più sani e genuini. Undici libri, una dozzina di riconoscimenti, un piccolo ristorante e centinaia di partecipazioni a dibattiti e trasmissioni televisive: questi i numeri del suo successo.
Era il 1971 quando a Berkeley, ben nota città universitaria nella baia di San Francisco, Chez Panisse apriva i battenti portando la sua fondatrice a essere considerata una delle voci più autorevoli e influenti nei discorsi su ciò che mangiamo a livello globale. Francese nel nome – dedicato a Honoré, il personaggio più generoso e amabile della cosiddetta trilogia marsigliese di Marcel Pagnol – e francese d’ispirazione nel menu che propone, con una stella Michelin, è nella top 50 dei migliori ristoranti del mondo. E tutto è cominciato proprio dalla Francia, da Parigi precisamente, dove, appena ventenne, la Waters si era trasferita per studiare alla Sorbonne. Galeotta fu allora la capitale. Qui avvenne il suo primo incontro con il cibo, qui se ne innamorò e sempre qui iniziò a balenare l’idea di metter su un proprio bistrot.
Sempre al centro dell’attenzione dei media, non è proprio una cuoca, almeno non come la intendiamo noi, perché non ha mai frequentato una scuola di cucina, non è una donna d’affari, anzi, all’inizio il locale registrò delle perdite, né una scrittrice in senso stresso, nonostante la popolarità dei suoi libri di cucina. Con un carisma da vendere, dal vecchio palazzetto affacciato sulla Shattuck Avenue, ha dettato legge al ritmo delle “3 S”: sostenibilità, stagionalità e semplicità. Dunque, solo prodotti freschi, di stagione, coltivati localmente e, quando possibile, biologicamente, preparati in modo semplice da esaltarne il gusto e catturare tutti e cinque i sensi.
Dovendo operare su abitudini, quelle alimentari, che prendono forma quando si è bambini, con questi principi, la vice presidente di Slow Food International ha condotto la sua battaglia, o meglio, la sua rivoluzione “deliziosa” dando vita al progetto “edible schoolyard”, un cortile commestibile per mostrare agli studenti, dai più piccini a quelli più grandi, quanto sia importante mangiare bene. E dopo la scuola, la regina del simple food si è diretta alla Casa Bianca per convincere la first lady a piantare un orto biologico.
La sua missione ha dato frutti anche da noi. Sono trascorsi quasi tre anni da quando nel Centro Commerciale Campania di Marcianise Slow Food Educazione Campania ha realizzato un orto con tutti i presidi della regione. In occasione delle sue visite nel Casertano la Waters non può non fare una sosta a La Notizia, la prima pizzeria ad aver abbracciato quella filosofia facendo ricorso a ingredienti di grande qualità.